A questo momento, non c'è nulla da aspettarsi dai governi che possa portare a una maggiore democrazia o a una maggiore integrazione europea.
In Germania, il cancelliere Merz insiste per una significativa riduzione del bilancio dell’UE. La vittoria elettorale dell’AfD, partito nazionalista di destra, nella Sassonia-Anhalt mette ulteriormente sotto pressione il partito del cancelliere.

Riguardo alla vittoria elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt, mi limito a dire questo: tale vittoria è stata possibile solo sullo sfondo della vittoria elettorale di Trump negli Stati Uniti. Infatti, sono gli Stati Uniti a determinare il macroclima politico. Anche Willy Brandt divenne cancelliere solo dopo che Kennedy aveva portato una ventata di novità in America. Proprio come Trump sta ora perdendo consensi negli Stati Uniti, perché la gente sta imparando che i populisti di destra non fanno una politica ragionevole, anche l’AfD in Germania perderà il sostegno dopo un po’ di tempo, a meno che nel frattempo i partiti democratici stessi non perdano la calma e commettano gravi errori. Ora devono proseguire il loro percorso di riforme interne.
Per quanto riguarda l’Europa

Se però né la Germania, né la Francia, né l’Italia intendono portare avanti l’integrazione europea, la democrazia europea e il mercato interno, l’Europa perderà importanza rispetto agli Stati Uniti, alla Cina e anche alla Russia e perderà attrattività anche per i cittadini. La crescita economica e la democrazia in tutti i paesi europei ne risentiranno. È quindi necessario che, proprio in questi tre piu grandi Stati membri, si alzi una ventata fresca e si assuma la responsabilità per la crescita, la sicurezza e la democrazia in Europa. Ciò significa che occorre mettere sul tavolo nuove idee per l’Europa: è urgentemente necessario un nuovo slancio verso una maggiore cooperazione e integrazione per offrire alla giovane generazione una vera prospettiva democratica e di speranza europea.

Da dove può nascere questa iniziativa? Dalla giovane società civile. Sono i giovani a soffrire maggiormente della disintegrazione e del nazionalismo. Se ne sono resi conto i giovani in Gran Bretagna dopo la Brexit. E se ne stanno rendendo conto i giovani americani sotto Trump. Credo quindi che sia giusto puntare sui giovani per un rinnovamento dell’Europa. Ma soprattutto sui giovani organizzati, ovvero coloro che sono già impegnati per l'interesse publico europeo nella società civile, nel mondo accademico, nel giornalismo, nella Chiesa, nei sindacati o nell’imprenditoria. In Germania per questa parte della società ci sono molti alleati con cui è possibile portare avanti l’integrazione europea. Sono però proprio questi giovani impegnati, attivi al di fuori dei partiti politici, a mancare ai partiti politici stessi. Il pensiero europeo, il pensiero per un futuro comune dell’Europa, si è quasi completamente prosciugato nei partiti politici in Germania (e se vedo bene anche in Italia e nella maggior parte degli altri Stati membri). Dobbiamo riportare nei partiti democratici uno sguardo costruttivo e coraggioso verso il futuro dell’Europa, attraverso il tipo di discussioni che abbiamo avuto qui oggi. Dobbiamo sollecitare e sostenere i partiti, nonché aderirvi noi stessi, per creare al loro interno una nuova base per il rinnovamento dell’Europa. Dovremmo iniziare presto a farlo. Infatti, senza vincere l’impegno degli amici dell’Europa all’interno dei partiti, in un futuro Parlamento europeo, dopo le elezioni, mancheranno il coraggio e l’entusiasmo, ma anche le idee e il lavoro preparatorio necessari per una nuova fondazione costituzionale.

Per modificare i trattati, l’Europa ha bisogno dell’approvazione dei governi degli Stati membri. A un certo punto pensavamo che tale approvazione sarebbe stata più facile da ottenere dopo l’uscita del Regno Unito. Ma poi altri hanno posto un freno. Anche la Germania. Anche dopo il ritorno della Polonia e dell’Ungheria al centro democratico, rimane difficile raggiungere la maggioranza necessaria per una conferenza intergovernativa volta a modificare i trattati. Credo tuttavia che già una convenzione senza preconcetti per lavorare in direzione di una Carta della democrazia europea, accanto della Carta dei diritti fondamentali, possa essere la scintilla di un nuovo inizio e di una ventata di novità. Ricordiamoci: i lavori sulla Carta dei diritti fondamentali iniziarono all’epoca senza stabilire fin dall’inizio se la Carta sarebbe stata vincolante o meno. Questo approccio aperto permise allora di andare avanti. Credo che una Carta sulla democrazia in Europa, cioè democrazia a livello dell’UE e negli Stati membri, possa iniziare allo stesso modo. Vedremo poi in seguito se i risultati del lavoro di una convenzione su tale Carta consentiranno a tutti gli Stati membri di ratificarla a livello parlamentare, rendendola così diritto vincolante, proprio come è avvenuto alla fine con la Carta dei diritti fondamentali. Ho già scritto parecchio su questo progetto di Carta della democrazia e sono lieto di mettermi a disposizione per ulteriori lavori in questa direzione.

Grazie