Nel 1871, alla fine della sua vita Giuseppe Mazzini (1805-1872), scrisse sulle colonne di “Roma del Popolo”: “Noi vogliamo gli Stati Uniti d'Europa, l'Alleanza repubblicana dei Popoli........ Senza Patria, non è possibile ordinamento alcuno dell'Umanita. Senza Popoli non puo esistere Alleanza di Popoli. E questi Popoli devono ... essere liberi ed eguali, avere coscienza di sé, affermare la propria individualita e il proprio principio”.
Era la conclusione del suo pensiero politico. Alla base del quale c’era l’idea di nazione “Una comunità unita dall’idea di possedere principi comuni”. Il concetto era del socialista Philippe Buchez, che Mazzini conosceva bene, ma con Mazzini la Nazione divenne il fondamento dello Stato; lo Stato nazionale come lo conosciamo oggi, l’unione di tutto un popolo in uno Stato. L’Unità d’Italia divenne lo scopo della sua vita. La Giovane Italia, organizzazione da lui creata nel 1831 a Marsiglia, aveva appunto lo scopo di unificare i’Italia. Durante il suo esilio svizzero, nel 1834, con lo stesso obiettivo fondò la Giovane Germania e la Giovane Polonia che, tutte insieme, confluirono nella Giovane Europa. La stessa cosa si sarebbe dovuta fare con gli Stati nazione che una volta costituiti, avrebbero formato insieme gli Stati Uniti d’Europa.
Per lui l’Europa doveva essere “un’Europa di popoli liberi, indipendenti in quanto alla loro missione interna ma associati tra loro a un intento comune sotto la divisa libertà, eguaglianza, umanità. Ogni supremazia di un popolo deve spegnersi nella riabilitazione di tutti...”
L’idea di Stati nazione non era popolare presso i governi dell’epoca. Scardinava lo status quo europeo uscito dal Congresso di Vienna e sarebbe stata la fine degli Stati dinastici. Metternich, che di quello status quo era il guardiano, scrisse più o meno che “nessuno, nemmeno Napoleone, i re e i papi che aveva incontrato, gli diedero maggiori fastidi che Mazzini, un brigante italiano cencioso, astuto come un ladro, infaticabile come un innamorato e ardente come un apostolo”. Più volte condannato a morte, per le sue idee e per le rivoluzioni che suscitava, ricercato da tutte le polizie europee, Mazzini passò gran parte della sua vita in prigione o in esilio e sempre in incognito. Morì a Pisa sotto falso nome, poverissimo e malato, a casa di amici ebrei che lo ospitavano.
La sua era una visione etica della politica ma anche della società. La società non è basata solo du diritti individuali ma anche sui doveri che l’uomo ha verso la società. Il suo libro” Dei doveri dell’uomo” fu tradotto in tutte le principali lingue europee ed ebbe una diffusione enorme. La società deve basarsi sulla solidarietà e tendere all’eguaglianza senza la quale non c’è vera libertà. L’eguaglianza implica anche parià di diritti tra uomo e donna, incluso il diritto di voto.
Mazzini fu un personaggio centrale nella politica europea di buona parte del secolo XIX. Tutti i governi ne diffidavano. Quando nel 1849 divenne il triumviro della Repubblica Romana, Spagna Austria e Francia gli mandarono contro i loro eserciti, per fortuna il suo braccio militare era Garibaldi.
Non con tutti i politici ebbe rapporti facili. Marx, che a Londra era quasi suo vicino di casa, lo criticò pesantemente fino all’insulto. Lo presentava come un rappresentante della borghesia ma di fatto ne temeva la popolarità. All’inizio della Prima Internazionale Socialista (Londra del 1864) nella quale Mazzini era solo rappresentato, i mazziniani erano la larga maggioranza. L’intervento di Marx cambiò le cose e Mazzini ne uscì. Mazzini condivideva l’analisi sociale di Marx ma era opposto al principio lotta di classe che, secondo lui, avrebbe portato alla creazione di “una gerarchia arbitraria” che non avrebbe potuto durare “senza violenze inaudite” e “avrebbe assunto la dittatura delle antiche caste”.
Con il socialismo francese, da cui il suo pensiero aveva preso molto, i rapporti divennero via via più difficili fino ad arrivare ad una rottura con gli intellettuali che ammirava di più: Lamennais, Pierre Leroux e anche George Sand con la quale pure era amico da anni. Ai socialisti rimproverava di non essersi opposti all’ascesa di Luigi Napoleone e di aver trasformato la loro ideologia in una “predicazione materialista”. Luis Blanc gli rispose rimproverandogli di diffondere calunnie.
Più facili i rapporti con i radicali francesi come Ledru Rollin, rivoluzionario del ’48 e all’epoca deputato al Parlamento francese, con il quale creò a Londra nel giugno del 1850 il “Comitato Centrale Europeo per la Democrazia” e sempre in quell’anno firmarono insieme l’«Appel aux Peuples» per l’organizzazione della democrazia europea. Una migliore sintonia ebbe con i repubblicani tedeschi e quelli dei Paesi dell’est Europa, forse perché la situazione dei loro Paesi era simile a quella italiana: Paesi divisi e occupati dallo straniero. Arnold Ruge deputato al Parlamento di Francoforte, che Mazzini stimava moltissimo, firmò con lui il Comitato Centrale Europeo. Tra gli altri firmatari c’erano Lajos Kossuth, Albert Darasz e Ion Bratianu. Tutti lasciarono un segno e un pezzo della loro vita nella lotta verso l’indipendenza e l’unità dei loro Paesi.
Il pensiero di Mazzini rimase attuale oltre la sua morte. Quando dovettero costruire una nazione Gandhi (che lo cita espressamente) Golda Meir, Ben Gurion, Kwame Nkrumah, Jawaharlal Nehru e Sun Yat-sen pescarono a piene mani nel pensiero mazziniano. E anche nella Società delle Nazioni del Presidente americano Wilson se ne trovano abbondanti tracce.
All’ideale dell’Unità d’Italia Mazzini dedicò tutta la sua vita senza risparmirsi. L’Italia che vide realizzarsi non era quella che voleva lui, ma il suo ideale era comunque realtà.
Secondo l’intellettuale femminista Malwida von Meysenbug amica di Nietzsche e di Wagner, Nietzsche diceva che «fra tutte le belle vite invidiava specialmente la vita di Mazzini: quella concentrazione assoluta in una sola idea che diviene per cosi’ dire una fiamma in cui si consuma tutta l’individualità. Il poeta si libera della potenza di azione che è in lui incarnandola nei suoi personaggi: trasporta l’azione e la sofferenza fuori di sè stesso. Mazzini invece si obbiettivava nella sua vita che era la messa in azione ininterrotta della più nobile individualità Era lui il personaggio tragico che accetta il più duro dolore per compiere l’atto ideale”.
Mazzini, più volte condannato a morte e ricercato da tutte le polizie d’Europa, è passato più volte in incognito a Bruxelles per andare in Inghilterra, dove invece era protetto. Una lapide in Boulevard Anspach, all’incrocio con Rue Grétry, ricorda il luogo dove Mazzini alloggiava sotto falso nome.

